26/032014
Politica Maria Vittoria Marocco

4 minuti per raccontare cosa vuol dire essere Ministro

Giovedi 13 marzo si è tenuto, il secondo di una serie di incontri organizzati all'associazione culturale "Amici di Villa della Regina" che oltre a raccogliere fondi per il sito si propone di celebrare le Regine che può vantare la nostra cit-tà.
Questo evento aveva come ospiti "le regine della macroeconomia e della fi-nanza" rappresentate da Nicodano e Luciano che hanno partecipato  a condi-zione che ci fosse anche la loro imperatrice, l'economista ed ex ministro del lavoro e delle politiche sociali del governo Monti, Elsa Fornero.
Dopo un'introduzione delle due docenti riguardo al loro iter professionale e a quanto sia fondamentale la  loro attività di ricerca, la parola passa alla ex tito-lare del Dicastero dell'Economia che ha deciso di confidare al pubblico, quasi interamente femminile, cosa vuol dire essere ministro e cosa c'è davvero dietro a tutto quello che è stato trasmesso dai mass media.
"Accettato il ruolo di ministro, il panorama che ci circondava era di crisi globale e noi ministri eravamo in trincea. Potevamo avere due alternative: o mollare tutto e sperare di salvarci oppure trovare una strategia per non far cadere in default il nostro paese. Le condizioni erano critiche e la politica in stallo, i parti-ti non erano riusciti o forse non avevano avuto il coraggio di fare riforme dra-stiche, ma allo stesso tempo spingevano perché queste riforme venissero at-tuate.
Mi ricordo minuto per minuto, dopo il mio giuramento, dal 16/11/2011 e 5/12/2011 mi erano stati dati quindici, massimo venti, giorni per riformare le pensioni.
In queste situazioni ti rendi conto di come quello che ha studiato per anni pos-sa influenzare la vita delle persone, di un Paese intero.
La mia riforma è stata difficile e studiata: le mie proposte venivano conteggiate dalla ragioneria generale, e mi sono sentita dire non so quante volte "non ba-sta ancora Elsa", e sapevo che era necessario dare una risposta credibile e severa ai mercati finanziari. Potete capire quindi che la severità della riforma non era una preferenza di Elsa Fornero ma dettata dalla necessità per potere salvare l'Italia: io sono stata una umile civil servant, una dipendente al servizio del paese e ho fatto le cose che mi sono state chieste".
La professoressa Fornero ha poi continuato, non senza un pizzico di amarezza: "Un ministro tecnico e un ministro solo. Non ha un partito a supporto, non c'è un sindacato e neanche un gruppo di potere che ti supporti. I partiti non ti appog-giano, anzi, ti guardano con una certa sufficienza. Dopo la riforma delle pen-sioni era necessario fare quella del lavoro, ma questa volta con "disegno di legge", sotto commissione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolita-no, procedimento molto più lungo e articolato in cui due camere vogliono dire la loro. Tutto quello che è stato necessario fare è stato reso molto impopolare, non sono riuscita a far arrivare il messaggio giusto, sia per quanto riguarda la riforma delle pensioni, sia per quanto riguarda quella del lavoro: i mercati fi-nanziari hanno capito ma i cittadini no. Mi sono arrivate numerose lettere irrita-te e amare, e questi sono fatti psicologicamente provanti che porto dentro tut-tora. Come ho già detto prima, la riforma è stata severa non per mia volontà, ma perché ho giurato di servire lo Stato e questi provvedimenti sono stati ne-cessari per salvarlo".
Per quanto riguarda invece la sua vita fuori dal Ministero e quindi fuori dalla politica attiva e di nuovo nel mondo universitario ha detto: "Adesso sono torna-ta a lavorare nel mondo accademico e ho rinunciato alla pensione da ministro perché questo avrebbe contagiato la ricerca e alterato i rapporti con gli altri ri-cercatori ma mi porto comunque dietro un grande bagaglio di conoscenze.
Nella mia esperienza da ministro ma soprattutto come donna-Ministro ho visto che questo paese è fortemente maschilista: non ti prendono sul serio, non portano lo stesso rispetto, non ti giudicano con gli stessi parametri e ti lascia-no spesso sola. E aggiungo che non tanto a Torino quanto a Roma in molti at-teggiamenti vedo una sorta di latente fascismo, discriminazione pura verso il genere femminile, quell'atteggiamento  che dice che non ci separiamo nel me-rito delle cose ma perché "tu sei tu". E penso sia necessario esserne consa-pevoli perché questa è una pianta malata che deve essere estirpata."

Per concludere ha affermato: "Più di una volta mi è stato chiesto se pensavo di avere svolto bene il mio incarico. Io il ministro l'ho fatto con senso del dove-re, Il mio ruolo l'ho vissuto come umile servitrice dello Stato, e per meglio spiegare prendo le parole da una poetessa polacca: "È stato facile, difficile, impossibile, ne è valsa la pena" e penso che  ogni giorno debba valere la pe-na non solo lavorare per sé ma anche per gli altri, per la propria città, per la propria università e per il proprio paese.

Oltre ogni giudizio di sorta non si può dire che l'allora ministro Fornero non ci abbia messo passione tanto che un gesto spontaneo, le famose lacrime, sono state derise dai più. Un gesto che invece lascia trasparire tutta l'umanità di una persona, una donna ed un Ministro che ha capito più di tanti altri (che ma-gari lo fanno di mestiere) come la politica sia servizio verso tutti.